Nessuno ha l’ultima parola
Ci sono domande che arrivano prima delle risposte.
Una di queste è molto semplice:
Chi decide?
E subito dopo ne arrivano altre.
Chi controlla chi decide?
Cosa succede quando una decisione si rivela sbagliata?
Chi può fermarla?
Chi può correggerla?
E soprattutto: cosa impedisce a chi ha il potere di decidere di considerare definitiva la propria decisione?
È da queste domande che nasce PENSAI.
Non dall’idea di costruire un’altra intelligenza artificiale.
E nemmeno dalla promessa di trovare sempre la risposta giusta.
PENSAI nasce da una preoccupazione molto più concreta: come arriviamo a una decisione e cosa succede dopo averla presa.
L’intelligenza artificiale può produrre informazioni, confrontare possibilità, suggerire alternative. Può essere molto utile.
Ma una possibilità non è ancora una decisione.
Tra le due esiste un percorso.
Bisogna capire quale sia realmente il problema, quali informazioni abbiamo, quanto siano affidabili, quali alternative esistano, quali criteri stiamo utilizzando e dove rimangano delle incertezze.
Poi bisogna decidere.
E, soprattutto, bisogna poter tornare indietro quando la realtà dimostra che abbiamo sbagliato.
La decisione non è la fine
Questo è forse il punto più importante.
Siamo abituati a pensare alla decisione come al momento conclusivo:
decido → agisco → fine.
Ma nella realtà non funziona così.
Dopo una decisione arriva il mondo reale.
E il mondo reale non è obbligato a rispettare la nostra decisione.
Per questo PENSAI introduce una cosa semplice ma spesso dimenticata: la verifica dopo la decisione.
La decisione deve poter essere osservata.
L’azione deve poter essere ricondotta a qualcuno.
Il risultato deve poter essere confrontato con ciò che ci aspettavamo.
E se qualcosa non torna, bisogna poterlo dire.
HOLD.
Oppure:
STOP.
Anche quando sarebbe più comodo continuare.
La Via Unica non è una profezia
PENSAI parla di Via Unica.
Il nome potrebbe far pensare a una risposta assoluta.
Non è questo.
La Via Unica è il risultato di un processo governato, nelle condizioni e con le informazioni disponibili in quel momento.
Se cambiano le informazioni, può cambiare la decisione.
Se emerge un errore, la decisione deve poter essere riesaminata.
Se non ci sono elementi sufficienti, PENSAI non deve inventare una certezza.
Può fermarsi.
È una differenza importante.
Un metodo serio non deve avere sempre una risposta. Deve sapere anche quando non può darla.
Terra della Pace
È anche il motivo per cui riflessioni come Terra della Pace non sono estranee a PENSAI.
Sono il terreno dal quale PENSAI è nato.
Prima della formula c’erano le domande.
Prima del metodo c’erano le esperienze, le contraddizioni, le osservazioni sulla vita, sul potere, sulle persone e sulle decisioni che producono conseguenze per tutti.
PENSAI prova a trasformare quelle domande in un metodo che possa essere osservato, discusso, verificato e, se necessario, corretto.
Non chiede di essere creduto.
Chiede di essere messo alla prova.
Nemmeno PENSAI ha l’ultima parola
Questo è il principio che considero più importante.
PENSAI può osservare.
Può valutare.
Può raccomandare.
Può, quando esiste una delega esplicita e condizioni definite, partecipare alla decisione secondo il processo previsto.
Ma non dovrebbe mai diventare un’autorità incontrollabile.
Perché allora avremmo semplicemente spostato il problema.
Avremmo tolto una parte del potere all’uomo per consegnarla a un sistema.
Non sarebbe governance.
Sarebbe soltanto un altro modo di esercitare il potere.
Per questo PENSAI deve poter essere controllato, verificato e fermato.
Nessuno ha l’ultima parola.
Nemmeno chi ha creato PENSAI.
Nemmeno chi lo utilizza.
Nemmeno PENSAI.
Questo articolo esprime una riflessione metodologica personale. PENSAI è un progetto in evoluzione e le sue formulazioni sono sottoposte a verifica, confronto e revisione.
